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Corinna

Corinna

Antonio Canova

La Corinna di Antonio Canova è del 1819. Essa si colloca dunque nella fase durante la quale egli il grande protagonista veneto del neoclassicismo internazionale esegue i disegni per il progetto del tempio per la sua città natale di Possano: un tempio nel quale Canova dà corpo pieno al proprio originale intendimento dell’ideale neoclassico.
Il paese della nostra infanzia

Il paese della nostra infanzia

Antonio Corpora

L’immagine, racchiusa da bande monocrome – marroni, azzurre, verdi – che l’assediano e che progressivamente la stringono al centro, è costruita da un aggregarsi di tasselli imperfettamente geometrici e intensamente, quasi gioiosamente colorati, che, proprio al centro della composizione, costruiscono una sorta di architettura di superficie, emozionata e insieme fermissima e altera.
Paesaggio

Paesaggio

Antonio Corpora

Nei colori accesi, alterni fra scoppi di luci e forre d’ombra annottata, fra neri incupiti e rossi di fiamma, dati con gestualità immediata e libera sulla tela, non si riconoscono forme mimetiche del mondo naturale. A partire dal 1950-’51, in verità, il neo-cubismo di Corpora esplode in forme frante e scheggiate, che ottundono e quasi nascondono lo spunto di realtà da cui l’immagine ha preso le mosse.
Pietra miliare

Pietra miliare

Antonio Corpora

Un fuoco bianco giace al centro dell’immagine, apparizione fantasmatica nella coltre dei grigi, delle ocra. Ma tutto è lasciato ormai all’indistinzione: le forme, non più contornate dal disegno, sono ridotte a “organismi pulsanti intessuti di luci e di ritmi grafici”, come ha scritto Nello Ponente presentando le 21 opere di questi anni che facevano la vasta sala personale di Corpora alla Biennale di Venezia del 1960.
Veduta di città

Veduta di città

Antonio Corpora

La tela, divisa sulla linea dell’orizzonte in due metà quasi equivalenti, mostra nella parte inferiore una trama fitta di segni quasi monocromi, e in alto la veduta coloratissima e disordinata di una città, che giunge a sfiorare l’orizzonte altissimo e quasi occluso, saturando lo spazio di infinite notazioni cromatiche.
Fabrica di Roma

Fabrica di Roma

Antonio Donghi

Di questa località laziale Donghi trascura il borgo, per puntare invece ad un luogo puramente naturale, senza alcuna presenza umana: una sorta di squarcio tra due alberi che formano altrettante masse incombenti ai due lati del quadro, aprendosi nella parte centrale su un orizzonte la cui linea estrema è modulata dalla forma d’un monte.
Paesaggio con elci

Paesaggio con elci

Antonio Donghi

Il Paesaggio con elci è del 1928, ossia d’una data alla quale Donghi ha sostanzialmente elaborato il proprio programma figurativo: la stasi, la sensazione di fatale immobilità degli alberi che, intensamente chiomati, occupano l’intero campo visivo, sorge dall’avidità dello sguardo che insegue ogni dettaglio.
Felicità

Felicità

Antonio Mancini

La figura rischiarata dai colpi di luce della camicia si staglia in nero, contro un fondo più chiaro, con vivace immediatezza. La bellissima chioma guizzante vira verso il castano; l'artista riesce a rendere la morbidezza e l'animato movimento che sommuove la massa scapigliata dei capelli con un brivido di vitalità che si comunica al volto sorridente.
I fiori bianchi

I fiori bianchi

Antonio Mancini

Il volto infantile ma attento del giovinetto emerge dal buio, giocato sul contrasto tra i chiari e gli scuri: il ramo di fiori bianchi squilla sulla giubba di un nero assoluto. Ha il capo leggermente inclinato e rivolto verso un qualcosa o un qualcuno 'fuori campo', sotto la massa morbida di riccioli ravvivati da colpi di luce.
Pepiniello

Pepiniello

Antonio Mancini

In questo bellissimo dipinto Mancini dà prova della sua mirabile capacità di intessere un telaio di luci e ombre tra cui la figura si profila vibrante, in una percezione così viva e immediata da apparire a prima vista quasi inafferrabile.

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