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Veduta di Arosio (Brianza)

Veduta di Arosio (Brianza)

Baldassare Longoni

Questa veduta di Arosio è dipinto di altissima qualità, da collocare in un momento di poco precedente ai maestosi paesaggi di alta montagna che caratterizzano la fase finale della pittura del Longoni. Le raffinate tessiture chiaroscurali fanno perno nello slanciato albero scuro in primo piano, repoussoir della visione verso un evanescente linea di orizzonte.
Analisi

Analisi

Bepi Romagnoni

Su quello che possiamo intendere come un pur slittante, antiprospettico piano di posa, si dispongono filanti, nervosi ectoplasmi, testimoni incerti, e ormai irriconoscibili, di una realtà trasfigurata in pulsioni organiche: grigi, neri, bianchi sporchi, colori di terra saturano quei poveri corpi dilaniati, offerti come s’offrirebbe una natura morta di frutta spaccate.
Ercole e Anteo

Ercole e Anteo

Con le gambe saldamente piantate al suolo, Ercole afferra e solleva in aria Anteo, che agita le braccia e apre la bocca in un grido. Secondo il mito Anteo, Figlio di Poseidone e di Gea e re della Libia, era un gigante che sfidava chiunque incontrasse sul suo cammino.
Ercole e il leone nemeo

Ercole e il leone nemeo

Il bronzetto raffigura Ercole nel massimo dello sforzo fisico, coi muscoli tesi, la gamba sinistra piegata sul dorso del leone e le mani nell’atto di cingerne le fauci. Oppresso dalla forza sovrumana del mitico eroe, la belva inarca il corpo sollevando le zampe anteriori.
L’infanzia di Adone

L’infanzia di Adone

Il dipinto illustra la parte iniziale del mito di Adone. Sua madre Mirra, figlia del re di Cipro, era stata trasformata nella pianta che ne porta il nome e dal suo tronco sarebbe nato il bellissimo giovane. Più nota è la tragica conclusione della vicenda di Adone, con la morte procuratagli da un cinghiale.
Buddha Shakyamuni in meditazione

Buddha Shakyamuni in meditazione

Il Buddha è seduto in terra e sorregge il mento con le mani allacciate sul ginocchio destro; indossa la tipica mantellina chiamata usnisha; rimanda a prototipi indiani la fitta capigliatura a grani di pepe. Essa è dipinta in un azzurro intenso è il colore della “buddhità” e nel suo accordo con l'oro crea effetti cromatici preziosi.
Natura morta

Natura morta

Camillo Innocenti

Natura morta, del 1915, presenta un angolo di tavolo con una teiera, una tazza fumante, una sigaretta posata su un portacenere e un vaso da fiori la cui forma stretta e lunga è sormontata, a contrasto, da fiori espansi. I colori si sfioccano nella luce fra tonalità dorate e calde e cenni d’azzurri freddi.
Bianco chiuso

Bianco chiuso

Carla Accardi

Segni maggiori e minori, bianchi – appartenenti ad un alfabeto sconosciuto, e che dunque non ad altro rinviano che a sé stessi – s’iscrivono in un rettangolo che occupa quasi per intero la tela, e sembra mimare lo spazio di superficie d’uno schermo televisivo (analogamente a quanto facevano in quegli stessi anni, più esplicitamente, Perilli, Sanfilippo, oltre ad altri gravitanti a vario titolo nella “nuova figurazione”).
Vortice del vento verde

Vortice del vento verde

Carla Accardi

Nonostante il titolo dell’opera faccia menzione del solo colore di fondo, è al giallo che campisce unito e senz’ombre la forma che fluttua nel campo pittorico, come trascinata sulla superficie da un colpo improvviso di vento, e al viola – davvero matissiano – con cui sono tracciati i segni che vagano senza bussola nel corpo della ‘figura’ e nel fondo, che è affidato il carico dell’impatto emotivo sul fruitore.
La pineta

La pineta

Carlo Carrà

Il tema della pineta, più volte affrontato da Carrà nell’ambito delle sue rappresentazioni del paesaggio toscano di litorale, è risolto qui in una particolare struttura compositiva. Il ruolo protagonistico nella rappresentazione è assunto da un folto gruppo di pini che occlude l’intera parte superiore del quadro dal piano sin al fondo, mentre gli esili fusti degli alberi filtrano lo sguardo sino alle case sullo sfondo.

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