Vincenzo Malò, Giunone, Io ed Argo

Giunone, Io ed Argo

Giunone, Io ed Argo

Il dipinto illustra la vicenda di Argo. Il celebre mostro, dotato di cento occhi, fu incaricato da Giunone, raffigurata al centro, di vegliare sulla giovane Io, sedotta da Giove e trasformata in una bianca giovenca. In aiuto dell’amata Giove inviò Mercurio, il quale riuscì a far chiudere tutti gli occhi di Argo servendosi del suono del flauto. Sulla destra compare, infatti, il messaggero degli dei che, dopo aver colpito con una pietra il gigante, lo ha decapitato e sta per liberare Io. Il mito narra infine che Giunone, per onorare la memoria di Argo, pose i suoi occhi sulla coda del pavone, che da quel momento le fu consacrato.
La conduzione stilistica permette di collocare l’opera nell’ambiente artistico genovese della prima metà del Seicento, presso il quale Malò lavorò per buona parte della sua vita. Nelle tonalità e nella pennellata del maestro francese sono particolarmente riconoscibili le influenze fiamminghe tratte da Jan Roos, attivo a Genova dal 1616 fino al 1638, e da Rubens, i cui rapporti con la città sono documentati sin dal 1603. L’abilità nel ritrarre gli animali dal vero deriva invece dal confronto con l’arte di Giovanni Battista Castiglione, detto il Grechetto, e di Sinibaldo Scorza.

Artista

Vincenzo Malò

Cronologia

1640 circa

Materia e tecnica

Olio su tela

Misure

cm 78 x 117

Compilatore

Alessandro Zuccari

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