Opere

Numero risultati: 282

Diana di Efeso

Diana di Efeso

Giulio Aristide Sartorio

Quest’opera illustra, del complesso lavoro compiuto da Aristide Sartorio in diverse direzioni di linguaggio, l’aspetto più direttamente legato alla presenza di riferimenti letterari o mitologici, nel clima della particolare flessione della cultura decadente che si ebbe in Italia e soprattutto entro il contesto artistico romano.
La falciatura

La falciatura

Giulio Aristide Sartorio

Un alto orizzonte illuminato da una luce diffusa e meridiana lascia intravedere in lontananza le sagome dei colli. Tutto il primo piano è occupato dalla rappresentazione della falciatura a cui un gruppo di contadini sta lavorando. Gli uomini sono allineati in una prospettiva trasversale rispetto all'orientamento delle fasce di terreno falciato.
Ninfa: Pastorale

Ninfa: Pastorale

Giulio Aristide Sartorio

“Il paesaggio - scrive l’artista nel 1893 - può dirsi come forma d’arte per se stessa e le teorie dei rapporti, grazie ai moderni inglesi, francesi ed alla fotografia, sono nel dominio di tutti. Una grande tenerezza per i quadri farraginosi e di grandi dimensioni non la nutro perché li ritengo inadatti alla intimità ed alla freschezza tutta virgiliana di questa arte, che perciò appunto è grande perché con poche linee, pochi colori, ma serenamente veri, può infondere una grande serenità di sentimento”.
Equivalenza

Equivalenza

Giulio Paolini

Nel vasto spazio di una tela bianca s’incrociano al centro due ortogonali. Il loro punto d’incontro, fuoco esatto della composizione, è anche il centro di due rettangoli, anch’essi designati con assoluta precisione da un segno sottile di matita nera, che occupano due porzioni crescenti di spazio, riecheggiando le dimensioni della tela.
Composizione

Composizione

Giulio Turcato

Poche forme ispirate a canoni rigorosamente geometrici si incastrano l’un l’altra sulla piccola superficie del dipinto; le riempiono un rosso e un nero, un bianco purissimo e un tenue colore d’acqua, ciascuno, al loro interno, non toccati dal chiaroscuro: colori, tutti, quasi didascalicamente puri, lontani dal rendere qualsiasi sensazione atmosferica.
Lenzuolo di San Rocco

Lenzuolo di San Rocco

Giulio Turcato

Carte e cartemonete compongono una strana figura verticale, che s’alza enigmatica su un fondo sabbioso, senz’ombra. Ancora una volta l’immagine vuole pertinacemente la superficie, né cerca un’illusione di profondità, che la stringerebbe al mondo.
Officina

Officina

Giulio Turcato

I fabbricati industriali si presentano come pure forme geometriche esaltate dai contrasti tra gamme cromatiche pure, di bianco luminoso, di blu cupo e di rosso scuro. Il tema della bidimensionalità, che ben presto prenderà campo nelle sue opere astratte segna quest’opera con l’abbandono radicale d’ogni illusionismo prospettico, è qui svolto da Turcato in una soluzione limpidamente evidente.
Porto

Porto

Giulio Turcato

Tralicci, ponteggi, altre imprecisate strutture rievocano la densa attività che contraddistingue un cantiere portuale. Un ambiente di lavoro, dunque: ma tutto vi avviene sulla superficie, senza fughe prospettiche verso un fondo solo sommariamente indicato da pochi colori purissimi (l’ocra ad indicare la terraferma, sovrastato dall’azzurro del mare), irrelati ad una plausibile rappresentazione naturalistica.
Reticolo

Reticolo

Giulio Turcato

“Forme di pura invenzione lirica s’intrecciano e si sovrappongono secondo il ritmo dell’emozione, creando uno spazio che è spazio poetico”; così scrisse Palma Bucarelli, allora direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, introducendo la vasta sala personale che la XXIX Biennale di Venezia dedicava, per la prima volta, a Turcato.
Il Foro di Pompei II

Il Foro di Pompei II

Giuseppe De Nittis

Il linguaggio di De Nittis si piega con estrema sensibilità alle nature diverse delle cose rappresentate: così, in questa seconda variante del tema del Foro di Pompei, le forme sono segnate dall’incontro – l’impatto si vorrebbe dire – tra luce e materia petrosa.

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