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Emilio Vedova, Immagine del tempo ’59, n. 3
Tipologia
Dipinto
Soggetto
Astratto
 
 
 
Cronologia
1959
Materia e tecnica
Olio su tela
 
 
 
Misure
cm 275 x 105
Compilatore
Fabrizio D'Amico
 
 
 
Descrizione
Nel grande spazio turbato della tela bislunga, alta quasi tre metri, corrono i neri sul manto dei bianchi; un torrido giallo – quasi un cuore – crepita al centro della composizione, rotta in ogni suo punto in singulti, scontri, violenze.
Vedova è ad un culmine del suo furore, questo 1959, che è improprio definire  segnico (dichiarerà la sua distanza sia dal segno di Hartung che da quello di Mathieu), informale, o gestuale al modo dei pittori d’azione di New York. Non di una confessione di sé (come era stato sovente per gli americani), si tratta, né d’un più o meno larvato ripensare i gangli della natura attraverso l’esaltazione della materia (come in Morlotti, ad esempio, primo maestro del nostro informale padano; che pur militò assieme a Vedova nel “gruppo degli Otto”), ma di un’esplosione d’ira sulla tela. Testimonianza di quella che sempre è stata nel pittore veneziano la non accettazione del sopruso, della prevaricazione dell’uomo sull’uomo.
In tal senso, Vedova è piuttosto erede di “Corrente”, dell’intransigenza e della moralità del movimento milanese del tempo di guerra, che non dell’aggregazione eminentemente strategica del “Fronte Nuovo delle Arti” – gruppi, entrambi, cui diede la sua adesione. In questa Immagine del tempo ’59, come negli altri dipinti della serie, Vedova attesta  il suo radicale espressionismo astratto, a un segno che la superficie sembra non poterlo più contenere: e verranno di qui a poco, infatti, i primi Plurimi, corpi dilaniati da una pittura incendiata che si staccano dalla parete per invadere aggressivamente l’ambiente.
Immagine del tempo ’59, n. 3
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