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Viviano Codazzi, L’apertura di una tomba in un’esedra antica
Tipologia
Dipinto
Soggetto
Biblico - Storico - Mitologico
 
 
 
Cronologia
quinto decennio del XVII secolo
Materia e tecnica
Olio su tela
 
 
 
Misure
cm 145 x 196
Compilatore
Alessandro Zuccari
 
 
 
Descrizione
La drammatica scena, dall’iconografia piuttosto inconsueta, è descritta in basso, tramite una serie di piccole figure dalle movenze tipicamente teatrali: da una tomba aperta, presso i resti colossali di una trabeazione, emerge la diafana figura di un fantasma o di un uomo risuscitato che terrorizza e mette in fuga gli astanti. Ma la vera protagonista del dipinto è l’architettura. Si tratta di una scelta compositiva che ricorre in molte opere del periodo napoletano dell’artista o in quelle immediatamente successive al 1647, quando Codazzi risulta nuovamente a Roma. L’antica struttura, probabilmente ispirata ai resti della Villa Adriana a Tivoli, è arricchita da un colonnato di stile composito che poggia su un alto basamento. La parete semicircolare, parzialmente in rovina, è scandita da lesene, da nicchie e da un arco che lascia intravedere un paesaggio con un tempio. La luce, che spiove da sinistra, pone in risalto le architetture corrose dal tempo e crea suggestivi effetti chiaroscurali.
E’ probabile che le figure del dipinto, come quelle del pendant con la Strage degli Innocenti, siano di un altro artista, forse il napoletano Micco Spadaro. Codazzi, che fu tra i più validi pittori di vedute architettoniche del Seicento, soleva ricorrere a questo tipo di collaborazioni.
L’apertura di una tomba in un’esedra antica
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