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Sergio Romiti (Bologna 1928 - Bologna 2000)

Sergio Romiti nasce a Bologna nel 1928. Nel capoluogo emiliano trascorrerà tutti i suoi anni, in una condizione di appartatezza con il trascorrere del tempo vieppiù pervicacemente cercata, per la quale fu apparentato a Morandi. In realtà, proprio come era avvenuto a Morandi, Romiti fu in gioventù e nella prima maturità, che venne negli anni Cinquanta, attento alle cose italiane (ebbe allora a fianco, tra l’altro, Francesco Arcangeli, che presentò la sua prima personale alla galleria del Milione di Milano nel 1951, e che lo chiamò nelle fila degli “ultimi naturalisti”) ed europee, francesi in particolare (espone a Parigi nello stesso 1951, e poi in una vasta personale l’anno seguente).
Rispetto alla cultura post-cubista, donde prende le mosse, Romiti muove presto passi ulteriori: guardando prima a Nicolas De Staël, poi al segno rarefatto, lievemente vagante nello spazio, di Tal-Coat: alle cui suggestioni Romiti aggiunge una sintonia profonda all’immagine del Morandi estremo, e insieme un progressivo allontanarsi dall’informale materico di molti degli “ultimi naturalisti”, di Morlotti in particolare.
Espone regolarmente, a partire dal ’52, alla Biennale di Venezia, dove nel ’60 ha una sala presentata da Marco Valsecchi; e, tra l’altro, a molte edizioni di “Peintres d’aujourd’hui France-Italie” a Torino, e alle mostre internazionali di Pittsburgh.
Negli anni Sessanta la sua pittura, cercando un rapporto con la fotografia e il cinema, abbandona la tenue e tonalmente accordata gamma cromatica che gli era propria, e accede progressivamente al dialogo aspro del bianco-nero, scosso da un’energia violenta, e quasi ostile.
Muore, suicida, a Bologna nel 2000.



Fabrizio D'Amico