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Salvatore Scarpitta (New York 1919 - New York 2007)

Salvatore Scarpitta nasce a New York nel 1919 da un padre, scultore, d’origine italiana e da madre russo-polacca. Studia dapprima a Hollywood, poi in Italia, dove si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1940. Partecipa, sui monti d’Abruzzo, alla Resistenza; presta servizio militare nell’esercito degli Stati Uniti; quindi torna in Italia, e si stabilisce a Roma, ove fa i suoi esordi di pittore.
Partecipa dal 1952 alla Biennale di Venezia, ed espone in mostre personali e collettive ovunque in Europa. A Roma, dove ha tramato feconde solidarietà con l’arte nuova di Burri, Turcato, Twombly e tanti altri, decisiva è la personale che tiene alla Tartaruga nel ’58, ove espone per la prima volta le tele estroflesse e i lavori con le bende in tensione, che destano enorme scalpore e interesse: anche Fontana, che non ha ancora reso pubblici i ‘concetti spaziali’ con i tagli inferti alla tela, ne è probabilmente suggestionato.
A Roma conosce il gallerista Leo Castelli, che lo sollecita a esporre quelle opere a New York: cosa che Scarpitta fa nel ’59. È l’inizio di una felicissima stagione, da allora in avanti svincolata dall’isolamento italiano, e in rapporto con il ‘new dada’ di Rauschenberg e Johns, vale a dire con la punta più avanzata della ricerca internazionale. Durerà a lungo il rapporto proficuo fra Castelli e Scarpitta, che esporrà presso di lui le tappe cruciali della sua produzione; vieppiù arditamente lontana dalla pittura tradizionale e rischiosamente compromessa con le ‘figure’ della vita: dalle macchine da corsa alle slitte dei pellerossa d’America, ripercorrendo i ‘luoghi’ della memoria prediletti da Scarpitta.


Fabrizio D'Amico