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Mattia Moreni (Pavia 1920 - Brisighella 1999)

Mattia Moreni nasce a Pavia nel 1920. Viaggia frequentemente, nell’adolescenza e nella prima giovinezza, al seguito del padre, ufficiale di cavalleria, e della famiglia. È attivo nella Resistenza, militando nelle fila del partito comunista. Nel dopoguerra si stabilisce a Torino, dove nel ’46 ha la prima personale. Nel ’48 esordisce alla Biennale di Venezia, dove sarà regolarmente fino al ’56, quando gli viene assegnata una sala (nuove personali a Venezia nel ’60 e nel ’72).
Sul finire degli anni Quaranta pratica una pittura neoconcreta, prossima a Magnelli e a Soldati. Poi s’accosta all’astratto-concreto teorizzato da Lionello Venturi, ma sempre conservando un tratto di personale foga quasi espressionista, incline ad una gestualità sommossa e violenta. Aderisce comunque al “Gruppo degli Otto” (è il più giovane fra quei pittori), assieme al quale espone alla Biennale e in qualche occasione in Europa. Poi – allo sciogliersi del gruppo, nel ’54 – s’accosta alla coinè dell’“ultimo naturalismo” di Francesco Arcangeli, e dunque d’un informale padano cui Moreni apporta un’altra volta il suo contributo originale, sempre aderendo a un dilacerata carica espressiva.
Vengono nei primi anni Sessanta i dipinti, nuovamente segnati da una embrionale traccia di figura, dei legni, dei cartelli di campagna, dei segnali, delle angurie: quadri di forte autonomia e identità nell’ambito italiano. Moreni espone adesso frequentemente all’estero, in Europa e in America. Nell’età più tarda volge verso una sorta di surrealismo venato di primitività e barbarie, quasi ripercorrendo all’indietro la vicenda storica dell’informel francese, fino al primo Dubuffet.
Muore a Brisighella nel 1999.


Fabrizio D'Amico