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Gastone Novelli (Vienna 1925 - Milano 1968)

Gastone Novelli nasce a Vienna nel 1925. Si trasferisce in Italia, e a Roma consegue la maturità classica. Partecipa alla Resistenza; viene arrestato e condannato a morte dai tedeschi, condanna poi commutata. Scarcerato alla Liberazione di Roma, si reca a Firenze nel ’45, e lì si laurea  in scienze politiche. A Zurigo conosce nel ’47 Max Bill e s’accosta alla pittura e alla grafica. Attraverso Bill, entra in rapporto con l’avanguardia milanese, orientata al neo-concretismo. Nel ’48 è lungamente in Brasile, dove si dedica alla ceramica. Rientra in Europa. Nuovamente in Brasile nel ’50, rientra definitivamente nel ’54, trasferendosi a Roma. Pratica allora una pittura ispirata all’astrazione geometrica.
Nel ’57, con Achille Perilli, fonda e dirige la rivista “L’esperienza moderna”, intrattenendo rapporti con artisti, letterati e critici europei, e in particolare francesi. Da allora data la sua maturità artistica, prima prossima al materismo e ad una gestualità vagamente informale (non scevra di suggestioni tratte da Afro, di cui è assistente al Liceo Artistico, e di Scialoja), poi presto, sulla scia d’esperienze dadaiste coniugate con la memoria di Klee, vieppiù incline ad un segno che traccia sulla pagina pittorica interrogazioni, rarefazioni, direzioni molteplici e interrotte. La scrittura prende nel frattempo ad abitare i suoi dipinti, anch’essa piegata sempre ad un’intenzione fabulistica e sognante.
Negli anni Sessanta Novelli s’afferma, anche fra le nuove generazioni, come una delle personalità più disponibili al dialogo con la ricerca contemporanea, pur rimanendo legato alla concezione tradizionale della pittura. Espone allora larghissimamente in Italia, in Europa e a New York, tra l’altro. Nel ’68, invitato dalla Biennale veneziana con una sala, per protesta contro la presenza della polizia nei Giardini della Biennale e per solidarietà con i giovani in rivolta, il giorno dell’inaugurazione rivolta verso il muro i suoi dipinti.
Novelli muore prematuramente a Milano, dove preparava un corso da tenere all’Accademia di Brera, nello stesso 1968.


Fabrizio D'Amico