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Pietro Consagra (Mazara del Vallo 1920 - Milano 2005)

Nasce a Mazara del Vallo (Trapani) nel 1920 e alla fine della Seconda Guerra Mondiale giunge a Roma dove condivide con Turcato uno studio in via Margutta cedutogli da Renato Guttuso. Nel dicembre del '46 va a Parigi con una borsa di studio assegnatagli da Lionello Venturi, dove incontra i più importanti scultori del momento, da Brancusi, a Giacometti a Laurens. Nel '47 fonda insieme ad altri artisti tra cui Accardi, Turcato, Dorazio, Perilli e Sanfilippo il gruppo Forma 1, nome derivato dalla rivista del gruppo. Si dichiarano “formalisti e marxisti” e ingaggiano una violenta polemica in nome dell'astrattismo contro il tardo cubismo picassiano. Nel '49 Consagra espone a Venezia nella Fondazione Guggenheim con Arp, Brancusi e Pevsner. Nel '52 scrive il saggio Necessità della scultura in risposta al ben noto testo martiniano: La scultura lingua morta.
Dai primi schemi a profili taglienti, ai Colloqui e ai Comizi, la sintassi di Consagra, una delle più coerenti dell'arte italiana, si è andata via via affinando. Ai valori antichi del bassorilievo - modellato e intaglio – ha accordato invenzioni fantastiche e geometriche. La sua ricerca  della forma si svolge su un piano ostinatamente bidimensionale, sino ad arrivare alle note Sculture frontali che Argan definisce “schermi che portano in sé la realtà viva dello spazio”. Esse si fondano su un accorto trattamento dei materiali – marmo, bronzo, legno, ferro, ottone – che gli consente di giungere ad una raffinata fusione di qualità plastiche e cromatiche come con i Ferri trasparenti. Queste ultime sono opere dal tratto gioioso che come giocattoli infantili si librano nell'aria leggere, nei loro colori smaltati e vivaci. Sono grandi 'foglie' sottili e traforate attraverso cui traspare la luce o grandi forme embriciate simili a grandi chele di insetti fantastici. Nel '67 parte per gli Stati Uniti dove insegna alla School of Arts di Minneapolis. Nel '68 pubblica La città frontale e sperimenta lo spessore minimo della scultura bifrontale nelle Sottilissime portando la superficie a due decimi di millimetro. Torna negli Stati Uniti nel '69. Negli anni Settanta esplora la solidità del marmo ed esegue una serie di sculture giocando sull'intaglio di marmi preziosi che offrono nella loro cromia un elemento ulteriore di raffinata eleganza. Ha una sala personale alla XXXVI Biennale di Venezia nel 1972 e alla XL Biennale dell'82 partecipa con un'unica grande scultura Grande addossato. Al 1989 risale la grande mostra retrospettiva alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a cura di Augusta Monferini. Muore a Milano nel 2005.


Augusta Monferini