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Eliseo Mattiacci (Cagli 1940)

Nasce a Cagli nel 1940; nel '64 si trasferisce a Roma dove entra a far parte del gruppo della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo' insieme a Schifano, Festa, Ceroli, Pascali, Angeli e la Fioroni. L'artista frequenta in particolare Pascali e sulle sue tracce dà vita a 'situazioni' paradossali, puntando sulla corporeità fisica degli oggetti che amplifica in grandi dimensioni. Risale al '67 il suo esordio alla Galleria La Tartaruga con un tubo snodabile di ferro nichelato, lungo 150 metri, smaltato in giallo che trasporta per le strade della città seguito da un corteo di amici, artisti e critici. Il tubo modificato e diversamente articolato è presentato poi in altre mostre collettive tra cui quella realizzata insieme a Pascali alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e diventa l'opera più citata e ricordata, nelle varie versioni, dell'artista. Il senso del groviglio, della massa ingarbugliata ricorre in molte altre opere dell'artista. <<Eliseo Mattiacci - scrive Vittorio Rubiu nel '68 - è l'inventore di un secondo “tubismo” (il primo, come tutti sanno, fu quello di Léger)>>. Il grande tubo che riempiva con le sue volute l'intero spazio di una galleria d'arte, rappresentò un evento di notevole risonanza e suscitò uno “scandalo” controbilanciato dall'entusiasmo dei fautori dell'avanguardia. <<La galleria che fa del tubo un'opera d'arte, - prosegue Rubiu – il tubo che sporge dalla finestra, il tubo che discende le scale, il tubo che prendendo le misure arriva sino al museo d'arte moderna, il giallo del tubo che sul verde del prato sembra ancora più giallo. E non c'è solo il giallo, con la sua corrente di energia vitale, c'è una linea che lentamente si snoda, ed è come un disegno scappato di mano >>. L'artista, la cui poetica attinge al 'realismo' della vita moderna, utilizza oggetti d'uso, materiali industriali che manipola e assembla in modo da suggerire nuove sensazioni tattili, esaltando la forza di gravità, il peso e il magnetismo delle diverse materie. Dal '71 mette in scena delle 'azioni' nel segno delle performance che Pascali aveva introdotto qualche anno prima. Alla fine degli anni Ottanta realizza il Centro per la Scultura Contemporanea a Torre Martignana di Cagli dove raccoglie, tra le altre, opere di Gastini, Icaro, Nunzio, Nagasawa, Pascali.

Augusta Monferini