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Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna 1926)

Nasce nel 1926 a Morciano di Romagna. Studia  architettura e si stabilisce a Milano. Esordisce nell'oreficeria insieme al fratello più giovane Giò. Le loro creazioni, in oro e argento, fuse nel cavo di un osso di seppia, si ispirano all'oreficeria barbarica e riecheggiano le forme bizzarre e fantasiose di Mirko. Le trame dei segni, suggeriti dalla pittura di Klee, suscitano la curiosità di Lucio Fontana che nel '54 li invita entrambi alla Triennale. I due fratelli si presentano insieme come decoratori  alla XXVIII Biennale di Venezia nel '56. Con l'adesione all'Informale prende avvio la loro attività di scultori. Da questo momento le loro strade cominciano a divergere. Arnaldo si dedica al rilievo, crea impronte, forme che sembrano emergere da una materia indistinta. Nel '57 espone nella mostra Arte Nucleare con la scultura Orizzonte, una germinazione di forme organiche. Il Muro è una parete su cui sono assemblati materiali di vario colore e di diversa consistenza: piombo, stagno, cemento. Nello stesso anno sottoscrive il Manifesto nucleare: << Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazioni “le proposizioni monocrome” di Yves Klein: dopo di ciò non resta che la tabula rasa.>>
Tra il '57 e il '58 il suo informale diventa segnico. Nella sede del Genio Civile di Imperia costruisce un pannello monumentale in bronzo La Tavola dei segni, su cui appare  una scrittura cuneiforme come quella delle antiche tavole semitiche. La scrittura è nitida ma indecifrabile e il suo linguaggio diviene  un sistema organico di segni.
Nel '61-'62 organizza le esposizioni del gruppo “Continuità” che sanciscono il suo distacco dall'Informale. Da questa data in avanti è un susseguirsi di mostre, di inviti e di successi. Arnaldo Pomodoro raggiunge una straordinaria notorietà in Italia e nel mondo. Scrive Ballo nel '63: " Le sue migliori opere sono di grande respiro anche come dimensioni. La ragione è evidente: Arnaldo Pomodoro, portando agli estremi la ripetizione ritmica del segno plastico, in orizzontale e in verticale, ha mirato agli sviluppi di una 'continuità' senza un centro organico. Le più ampie superfici spaziali, costruite con lo stesso ritmo ripetuto fanno intuire meglio i 'tagli d'infinito' in sculture che tagliano frammenti di una totalità senza confini".



Augusta Monferini