Salta al contenuto

Renato Birolli (Verona 1905 - Milano 1959)

Renato Birolli nasce a Verona nel dicembre del 1905.
Nel ’27,  espulso dall’Accademia cittadina, si trasferisce a Milano, dove conosce Carrà, divenendone il vice su “L’Ambrosiano” (è l’inizio di una ininterrotta, anche se talvolta soltanto privata, pratica della scrittura e della critica); si lega d’amicizia con Manzù e Sassu, insieme ai quali espone nel ’32, con Mafai e Guttuso. Nel ’37, a Parigi, incontra Lionello Venturi, che gli indica la via maestra di Cézanne: ed è questa una lezione che Birolli non scorderà. Di ritorno a Milano, collabora a “Corrente”, tiene la prima personale, ed espone al Premio Bergamo, ove è premiato. È più volte arrestato dalla polizia fascista. Partecipa alla Resistenza.
Nel dopoguerra, è promotore del “Fronte Nuovo delle Arti”, prima aggregazione d’artisti italiani volti al rinnovamento della tradizione fondandosi su una volontà d’apertura all’Europa. È fra i primi, più convinti e più motivati a volgere i suoi modi verso un neo-cubismo prima venato d’espressionismo, poi vieppiù formalizzato. Quando il “Fronte” si scioglie, lavora, in particolare accordo con Afro, perché si costituisca, sotto l’egida di Venturi, un nuovo gruppo, che prenderà il nome, dal numero degli aderenti, di “Gruppo degli Otto”. Il sodalizio si presenterà compattamente alla Biennale di Venezia del ’52, e interpreterà con diverse sfumature la via “astratto-concreta” che stringerà per alcuni anni tanta parte della pittura italiana, in opposizione da un canto al realismo socialista e d’altra parte alle forme di più radicale astrattismo.
Verso la metà degli anni Cinquanta Birolli  apre la sua sintassi cubista ad una più libera gestualità e attenzione alla materia, in un modo che trova qualche affinità con la temperie informale allora egemone anche in Italia.
Muore improvvisamente a Milano nel 1959.


Fabrizio D'Amico