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Giulio Aristide Sartorio (Roma 1860 - Roma 1932)

Nato nel 1860 a Roma, nella capitale si spense nel 1932. Figlio e nipote di scultori, fu sin dagli inizi attratto dal virtuosismo di Fortuny. Nel 1882 presentò all'Esposizione di Roma il dipinto Malaria che segna il passaggio ad un breve periodo di verismo umanitario a sfondo sociale. Nel 1883 collabora alla rivista “Cronache Bizantine” e incontra Gabriele D'Annunzio a cui lo legherà una lunga amicizia, non priva di influenze sulla sua visione artistica. Intorno alla rivista si crea quel clima ricercato e prezioso in cui matura la adesione di Sartorio al gruppo “In arte Libertas”, un movimento che predica il ritorno alla tradizione italiana, contrapponendosi agli eccessivi entusiasmi per l' Impressionismo.
A “Cronache bizantine“ fa seguito la rivista “Il Convito” che ne ripete l'impostazione estetizzante ma introducendo una dominante componente simbolica e un esaltato culto della bellezza, destinato a suggerire una fusione tra arte e vita. La pittura di Sartorio ne subisce l'influenza producendo anche una serie di illustrazioni per la nuova rivista e collaborando con D'Annunzio con immagini per l' Isotta Guttadauro. Dello stesso momento è il Trittico delle vergini sagge e delle vergini folli opera in cui l'artista rivela la sua propensione al linearismo preraffaellita e rossettiano. Influenzato dalla sua amicizia per Paolo Michetti, aderisce per un breve periodo al nuovo paesismo ispirato alla natura selvaggia della campagna romana. Tuttavia il pittore rimase sostanzialmente legato al simbolismo di impronta letteraria offrendone il maggior esempio con il dittico La Diana d'Efeso e gli schiavi, La Gorgone e gli eroi del 1899.
Insegnò all'Accademia di Weimar dal 1895 al 1900 quindi intraprese l'esecuzione dei grandi cicli decorativi per l'Esposizione di Milano, per la Biennale di Venezia e infine per l'aula della Camera dei deputati a Montecitorio, grande impresa simbolica ispirata alla storia d'Italia.


Augusta Monferini