Salta al contenuto

Francesco Trombadori (Siracusa 1886 - Roma 1961)

Francesco Trombadori (Siracusa 1886-Roma 1961), è tra coloro che si radunarono a Roma a partire dagli anni Venti nella “Terza Saletta” del Caffè Aragno. Le persone che  vi s’incontravano non costituivano un movimento strutturato ma, letterati quali Soffici, Cecchi, Cardarelli, Ungaretti, artisti come Spadini, Donghi, Francalancia, o storici dell’arte come Roberto Longhi, vi mantenevano un dialogo tra posizioni anche assai diverse, dalla Metafisica alle riprese di classicismo seicentesco e a nostalgie arcaizzanti o primitivistiche. Tali posizioni in Trombadori si congiungono e in qualche modo si riassumono. Nelle opere sue, la rappresentazione dei luoghi è composta in una visione nitida, fondata su una concezione prospettica priva di sorprese visive, ma semplice e chiara.
La suggestione emotiva dell’opera è affidata all’immota solennità d’un paesaggio rappresentato nelle sue strutture essenziali. Attento alla lezione di Giorgio Morandi, Trombadori flette la presenza della luce nella modalità d’una particolare assunzione del tonalismo, che lo sottrae agli aspetti più rigidi del “novecentismo”, e soprattutto alla sua retorica.
Presente nel 1926 alla I Mostra del Novecento italiano, organizzata a Milano nel Palazzo della Permanente da Margherita Sarfatti, Trombadori partecipa attivamente alla vita culturale del suo tempo, anche come critico. Tra l’altro, gli si deve la segnalazione precoce e positiva, nel 1930, dell’apparizione nel contesto artistico romano di Scipione e di Mafai, ossia di coloro che allora stanno prendendo campo con le loro nuove proposte al di là del “ritorno all’ordine”.


Antonio Del Guercio