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Renato Guttuso (Bagheria 1911 - Roma 1987)

Renato Guttuso nasce il 26 dicembre 1911 a Bagheria, presso Palermo. Dopo gli studi liceali, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, che abbandona ben presto per dedicarsi interamente alla pittura: alla quale s’era volto d’altronde fin da giovanissimo, sotto la guida di Pippo Rizzo, con il quale esporrà tra l’altro alla prima e alla seconda Quadriennale romana (1931 e 1935).
A partire dal ’32 espone con buon riscontro anche a Milano, dove presta il sevizio militare. A metà decennio si stabilisce definitivamente a Roma, dove si stringe a Cagli, a Mafai ed ad altri giovanissimi della Scuola Romana. Alla fine degli anni Trenta lascia la pittura fantastica, bloccata, neoprimitiva degli esordi, e incrementa il suo rapporto con la realtà, ipotizzando il nascere di un “nuovo realismo”, che assumerà presto in lui un carattere marcatamente espressionista.
Dopo la guerra, che l’ha visto militare nelle fila partigiane, fonda con altri compagni il “Fronte Nuovo delle Arti”, gruppo che guarda a Picasso e al neocubismo europeo come metro formale, con il quale espone a Milano e alla Biennale di Venezia del 1948. Scioltosi il “Fronte”, Guttuso si volge decisamente verso una pittura di contenuti sociali e di implicazioni politiche, divenendo il capofila del movimento del realismo socialista: così i grandi dipinti di questi anni, regolarmente esposti con clamore alle Biennali di Venezia (nel ’50 Occupazione delle terre incolte in Sicilia, nel ’52 Battaglia al Ponte dell’’Ammiraglio, nel ’54 Boogie woogie, nel ’56 La spiaggia), divengono altrettante bandiere della sua fede artistica e politica.  
All’attività pittorica, intanto, egli continua ad affiancare un intenso lavoro per il teatro, e una ricca attività di critico e teorico. A partire soprattutto dagli anni Sessanta si fanno frequenti le celebrazioni del suo lavoro anche all’estero, dove musei principali gli dedicano vaste antologiche. È eletto senatore nelle liste del partito comunista italiano, al quale aveva dato il suo contributo di idee e propositi fin dagli anni della clandestinità sotto il fascismo, e poi come membro del comitato centrale.
Attivo sino agli ultimi anni, muore a Roma nel 1987.


Fabrizio D'Amico