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Antonio (Toti) Scialoja (Roma 1914 - Roma 1998)

Antonio (Toti) Scialoja nasce a Roma, da una famiglia di illustri giuristi, nel 1914. Compie dapprima studi classici e giuridici, quindi dalla fine degli anni Trenta si dedica interamente alla pittura, affiancandole un’intensa attività di critico d’arte; lavora anche per il teatro, collaborando sovente con Aurel Milloss.
Alla metà degli anni Cinquanta, dopo gli esordi espressionisti e un breve transito neo-cubista, la sua pittura diviene astratta; usa adesso lo straccio in luogo del pennello, e un collante vinilico che fissa celermente sulla tela i pigmenti anticanonici che sostituiscono l’olio. Si lega a Burri d’una fraterna amicizia. Nel ’56, a New York, ove ha una mostra personale, con la compagna Gabriella Drudi conosce e frequenta i maggiori espressionisti astratti americani, fra cui De Kooning e Motherwell. Nel ’57 nascono le ‘impronte’, tracce lasciate dal gesto sulla tela, che costituiranno il suo modo maggiore e la più innovativa risposta europea alla pittura d’azione statunitense.
Nel ’60 soggiorna nuovamente e lungamente a New York, quindi si stabilisce a Parigi, sino al ’64: sono di questi anni alcuni dei suoi quadri più alti, spesso di dimensioni monumentali. Nel ’64, dopo una personale alla Biennale di Venezia, torna a stabilirsi a Roma, dove vive una stagione di dubbio e reticenza creativa. S’approfondisce, nel contempo, la passione per la poesia, che lo condurrà dal “nonsense” di tradizione inglese alle corde drammatiche toccate nell’età più avanzata. All’avvio degli anni Ottanta abbraccia nuovamente un modo ampiamente e liberamente gestuale: nasce così una tarda stagione della sua pittura, che Scialoja protrarrà fino alla morte, occorsa nel 1998.


Fabrizio D'Amico