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Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995)

Alberto Burri nasce a Città di Castello nel 1915. Si laurea in Medicina. Durante la guerra, in Africa, è ufficiale medico, viene fatto prigioniero e trasferito nel campo di Hereford in Texas, ove inizia a dipingere. Nel ’47, a Roma dove s’è stabilito dopo la Liberazione, ha la prima personale: espone dipinti e disegni ancora figurativi, connotati da un affocato espressionismo. Probabilmente nel ’48 è a Parigi, donde trarrà la lezione geometrizzante e neo-concreta che lo accompagnerà a lungo. Ha già iniziato a costruire il suo dipinto con materiali anticanonici, quando nel ’49 compie il primo quadro sulla tela di un sacco di risulta. Verranno nel ’50 le ‘Muffe’, i ‘Gobbi’ e i primi ‘Sacchi’. Espone più volte a Roma e, con i concretisti, a Parigi; quindi, con l’Art Club di Prampolini, in varie capitali del nord Europa. Tre grandi ‘Sacchi’, nel ’52, inaugurano la sua prima stagione perfettamente matura; l’anno medesimo è per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove Fontana gli  acquista uno ‘Studio per uno strappo’. Nel ’53 ha una vasta personale alla Fondazione Origine, introdotto da Emilio Villa, che giudicherà poi questa la sua prima vera mostra “organica, precisa, piena d’autorità, splendida e densa”.
Burri è ormai un caso nazionale, e non solo. In patria, suscita scandalo e persino interrogazioni parlamentari da parte di benpensanti. A New York intanto, nel ’53, espone in una importante, e presto storica, collettiva al Guggenheim Museum e quindi in una personale alla Stable Gallery, uno dei cuori pulsanti della più avanzata ricerca internazionale, ove tra l’altro ne vede le opere, dopo aver già conosciuto Burri a Roma, Robert Rauschenberg. Altri grandi ‘Sacchi’ punteggiano felicemente gli anni Cinquanta; poi le ‘Combustioni’, su legno e su plastica, avvicinano per un momento Burri alla più coinvolta ed emozionale temperie informale. Dalla quale egli s’allontana con i ‘Ferri’ di fine decennio, ancora una volta governati dall’ordine neo-concreto. Intanto tutta la maggiore critica italiana e numerosi storici e critici stranieri (Sweeney, Tapié, Read, Krimmel, fra gli altri) lo riconoscono come il principale pittore italiano della sua generazione, e si moltiplicano le sue mostre, presto anche antologiche, sul suo lavoro, in Europa e in America. Dagli anni Settanta, fino alla morte, Burri organizza il suo lavoro in grandi cicli di opere formalmente coese, fra i quali i ‘Cretti’ e i ‘Cellotex’. Destina una parte rilevante della sua opera alla città natale, che ne ospita oggi la Fondazione e il Museo a lui intitolati.
Muore a Nizza il 1995.


Fabrizio D'Amico