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Salvator Rosa (Napoli 1615 - Roma 1673)

Salvator Rosa è stato uno dei principali artisti napoletani del Seicento. Nato nel capoluogo campano nel 1615, si formò nelle botteghe di Francesco Fracanzano, suo futuro cognato, e di Aniello Falcone; fu probabilmente allievo anche di Ribera.
Attorno al 1635 si trasferì a Roma, entrando in contatto in particolare col cardinale Francesco Maria Brancaccio, per il quale eseguì l’Incredulità di S. Tommaso (Viterbo, Museo Civico) e le due tele della cattedrale di Fabriano. Nella città pontificia si avvicinò alla pittura di genere dei Bamboccianti e alla tendenza più classicista di Pietro Testa, Claude Lorraine e Nicolas Poussin. Nel 1640 si trasferì a Firenze, rimanendo per otto anni al servizio di Giovan Carlo de’ Medici, fratello del granduca Ferdinando II; nella città toscana eseguì numerosi dipinti per la corte, scrisse alcune satire (La Musica, La Poesia e La Guerra) e fondò l’Accademia dei Percossi, alla quale aderirono molti poeti, letterati, scienziati e pittori.
Nel 1649 fece ritorno a Roma, dove fu ammesso all’Accademia di San Luca e dove partecipò alle esposizioni che periodicamente si tenevano al Pantheon; pur protetto da prelati ed illustri esponenti della società romana, si attirò l’ira di molti per i suoi scritti irriverenti nei confronti della corte pontificia e per la sua condotta di vita giudicata immorale. Nel 1672 dipinse il Martirio dei Ss. Cosma e Damiano per S. Giovanni de’ Fiorentini e si spense l’anno dopo, venendo sepolto in S. Maria degli Angeli.


Alessandro Zuccari