Salta al contenuto

Giulio Paolini (Genova 1940)

Giulio Paolini nasce a Genova nel 1940. Risiede a Torino, dove si è rivelato con grande precocità come esponente maggiore dell’arte così detta concettuale. Esordisce al Premio Lissone del 1961 (le sue prime personali saranno a La Salita di Roma e alla Notizie di Torino, nel ’64 e ’65); a quella data aurorale ha già compiuto l’opera che in qualche modo racchiude l’essenza della sua poetica: il Disegno geometrico, datato 1960, che sarà poi infatti da lui stesso posto a capo delle più importanti mostre retrospettive sul suo lavoro. In esso, è un less is more (“il meno è il più”), che cerca la verità dell’arte – la sua stessa possibilità d’esistere – nel gesto minimo di una tela grezza percorsa da pochi segni geometrici e assoluti, dati con il tiralinee e il compasso. Segni antiemotivi, destituiti d’ogni furor creativo, che designano soltanto lo spazio di ogni eventuale azione pittorica: “la ricerca [vi] è tesa, scriverà, verso un’immagine assoluta, inerente alla natura stessa della tela e all’impiego di una tecnica elementare”.
Da allora in avanti, e ormai lungo l’arco di mezzo secolo, la ricerca di Paolini, di vasta risonanza internazionale, non verrà mai meno ai criteri di rigore e di autocontrollo prefigurati da quell’opera prima. La geometria ne continuerà ad essere una guida e un rifugio, così come il costante raffronto con l’arte del passato Nei suoi confronti Paolini elabora un sentire ambiguo, non scevro di quella malinconia, di quel disperato senso di impossibilità a catturarne di nuovo la perfezione, che è proprio dell’atteggiamento neo-classico, in ogni secolo e sotto qualunque latitudine esso si sia manifestato: ed è forse questo sentimento di perdita fatale a caratterizzarne l’opera nell’ambito di un movimento e di un sentire più ampio, che s’usa appunto definire concettuale, cui peraltro Paolini appartiene come figura


Fabrizio D'Amico