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Fausto Pirandello (Roma 1899 - Roma 1975)

Fausto Pirandello nasce a Roma nel 1899, terzogenito di Luigi Pirandello. Frequenta il liceo Tasso, dove si diploma nel 1917. Si dedica dapprima alla scultura, poi – per ragioni di salute – alla pittura. Un suo dipinto è accettato alla Biennale di Venezia del ’26: è l’esordio nelle massime mostre d’arte nazionale (Biennali veneziane e Quadriennali di Roma, in particolare) alle quali sarà regolarmente presente prima e dopo la seconda guerra.
Tra ’28 e ’30 è a Parigi, ove ha nel ’29 la sua prima personale. Tornato in Italia, espone a Roma e Milano, tra l’altro, una pittura intrisa di materia (quasi “scultoree” erano apparse d’altronde le sue prime prove di natura morta a una perplessa critica parigina), ingombra di simboli, allusiva e mitizzante, prossima al realismo magico teorizzato da Bontempelli, e venata del pessimismo e insieme dell’ironia che nutriva il teatro del padre. Quando questi muore, nel 1936, Fausto è già uno dei più riconosciuti maestri di quella che viene ormai battezzata la “Scuola Romana” (con lui, morto Scipione, sono tra l’altro Mafai e Capogrossi).
Con l’approssimarsi del conflitto, la sua pittura si fa vieppiù drammatica e quasi espressionista, modo che lo accompagnerà per tutti gli anni Quaranta; nel decennio seguente, tenta un avvicinamento alle poetiche neo-cubiste e astratto-concrete così diffuse nella nostra cultura post-bellica. Ne escono lavori di grande pregnanza, ma che non seducono la critica che era stata da sempre più vicina a Pirandello, e che ora non capisce (analogamente accadrà d’altronde a Mafai)  quella sua nuova ricerca, apparentemente prona alla “moda astratta”. Trascorre gli ultimi anni in una crescente separatezza da una società che non riconosceva più come sua.
Muore a Roma nel 1975. L’anno seguente la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli dedica una grande retrospettiva, primo atto d’una rivisitazione storica della sua figura tuttora in atto (è solo del 2009 l’uscita del catalogo generale), tanto necessaria per rendergli la dimensione che gli spetta.


Fabrizio D'Amico