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Bepi Romagnoni (Milano 1930 - Capo Carbonara 1964)

Bepi Romagnoni, nato a Milano nel 1930, è morto prematuramente nel ’64.
Dopo la Scuola del Nudo e l’Accademia a Brera, la sua pittura aderisce dapprima ai modi di un realismo acre e tormentato, che porta ancora forse memoria di certi episodi nati a fianco di “Corrente”. Poi i suoi modi sembrano farsi prossimi, in certi ostici panorami urbani, alla desolazione di Vespignani, o alla spigolosa asciuttezza, presto divenuta maniera, di Bernard Buffet. Superata la metà degli anni Cinquanta, s’accentua la gestualità del suo fare, che s’approssima ora a Bacon, e insieme al surrealismo di Sutherland (entrambi assai presenti alle giovani generazioni milanesi del tempo).
È, anche, il tempo in cui Romagnoni, sempre lontano da ideologismi in cui vedeva profondato e irretito il “realismo sociale”, contribuisce con alcuni coetanei (Ceretti, Guerreschi, Vaglieri …) a costituire un gruppo, che non avrà mai un collante teorico definito (“quanto alla pittura, è diventato un mestiere difficile e scabroso”, scrive anzi nel ’57), ma al quale il critico Marco Valsecchi attribuisce un battesimo fortunato, definendo i suoi aderenti “realisti esistenziali”. Spinto allora dalla presa d’atto della pittura e del disegno di Gorky e di De Kooning, Romagnoni accede alla sua più alta stagione, distesa brevemente fra ’59 e ’61, in cui indefinite forme organiche abitano drammaticamente spazi saturi e privi di respirabile atmosfera. S’apre poi un’ulteriore stagione, nella quale Romagnoni prende ad inserire elementi fotografici nel dipinto, tornando alla sua prima vocazione realista. Ma la morte ne interrompe bruscamente la ricerca.


Fabrizio D'Amico