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Afro Libio Basaldella (Udine 1912 - Zurigo 1976)

Afro Libio Basaldella (si firmerà sempre Afro) nasce ad Udine nel 1912, terzogenito dopo Dino e Mirko, che saranno scultori, e fra i migliori in Italia della loro generazione; alla sua origine friulana, e alla vocazione secolare verso una pittura di puro colore che s’usa dire “veneta”, Afro rimarrà nel tempo durevolmente avvinto, pur al culmine della sua carriera internazionale. Con i fratelli esordisce nel ‘28, giovanissimo, partecipando alla mostra collettiva d’una “Scuola friulana d’avanguardia” che testimonia fin dal nome una comune volontà di rinnovamento rispetto agli stilemi aulici e declamatori del Novecento.
Afro è poi a Roma, a Milano, a Venezia, legandosi di volta in volta con le enclave più propense al nuovo. Nel dopoguerra, in cerca d’un rinnovamento linguistico che sente irrinunciabile, tenta anch’egli, brevemente, la via neo-cubista, e ne usciranno dipinti raffinatissimi, ciascuno accordato tonalmente su una dominante cromatica, che svelano la sapienza anche ‘artigianale’ di Afro, sperimentata in molte grandi decorazioni d’ambiente eseguite durante il ventennio fascista, e la sua predilezione per il colore come fulcro dell’immagine.
Nel ’50, durante un lungo soggiorno in America in occasione della sua prima personale a New York, conosce i maestri dell’action painting, e in particolare la pittura di Gorky, il cui surrealismo astratto lo avvince profondamente. Al rientro in Italia vengono così i primi capolavori, che saranno d’ora in avanti prima fondati sulla persistenza d’un vero che la memoria ha profondamente trasfigurato, poi vieppiù astratti e gestuali. Negli anni Cinquanta e Sessanta la fama di Afro si fa davvero ecumenica, ed egli è uno dei primissimi italiani a varcare anche mercantilmente le frontiere italiane ed europee. Fino agli ultimi anni, che vedranno un singolare raccogliersi della sua pittura in forme chiuse e geometrizzanti, proprie d’una tradizione neo-concreta che Afro, pur in gioventù, non aveva mai accostato.


Fabrizio D'Amico