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Arturo Martini (Treviso 1889 - Milano 1947)

Arturo Martini (Treviso 1889-Milano 1947) ha il suo primo rapporto con l’arte moderna nel 1909, quando incontra Gino Rossi, protagonista d’una originale esperienze d’avanguardia nel contesto italiano. E’ a Parigi assieme a Gino Rossi nel 1912, e qui conosce Modigliani e Boccioni. Nella prima metà degli anni Dieci Martini s’impegna nella ricerca d’una plastica formalmente autonoma e al tempo stesso carica di valori simbolici.
Sperimenta a lungo le possibilità espressive di linee culturali diverse, da una purezza formale all’assunzione di elementi della Metafisica.
Il mondo dell’arte del passato – dagli etruschi al Quattrocento (Laurana, in particolare) – lo  attrae intensamente, ed egli ne contamina le lezioni con quelle dell’arte moderna e contemporanea, fra le altre le soluzioni di radicale purezza formale proposte da Brancusi.
Aderisce nel 1919 al programma di Valori Plastici e alla tematica del “ritorno all’ordine”, che lo induce ad integrare, in  opere di committenza ufficiale,  aspetti di retorica fascista.
Nelle opere più libere, Martini esprime un lirismo mai estenuato ma sempre oggettivato in forme dotate di una grande forza di presenza, pur nelle diverse soluzioni plastiche che egli realizza nel tempo. Così da Fanciulla verso sera, del 1919, a La sete, del 1934 e alla quasi astratta Atmosfera di una testa, del 1944, una profonda continuità di mondo poetico resta ben visibile.
Nel 1945 egli redige un testo attraversato dal senso d’una profonda crisi dell’arte e della sua funzione nel mondo moderno.
L’ arte di Arturo Martini costituisce un apporto italiano rilevantissimo entro il contesto internazionale
del ventesimo secolo. Un contesto col quale Martini ha dialogato lungo l’intero suo svolgimento, sempre connettendone le lezioni a quelle dei momenti del passato ai quali di volta egli si è rivolto.


Antonio Del Guercio