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Ardengo Soffici (Rignano sull'Arno 1879 - Poggio a Caiano 1964)

Ardengo Soffici nasce a Rignano sull'Arno nel 1879, muore nel 1964 a Poggio a Caiano. A vent'anni è a Parigi, primo intellettuale italiano ( a parte Marinetti)  a contatto con il mondo dell'avanguardia e della cultura internazionale. In questi anni è incerto tra la narrativa, la pittura e la saggistica. Sono da segnalare i suoi  precoci scritti sull'Impressionismo e su Medardo Rosso.
Partecipa al movimento che faceva capo  faceva capo alla rivista “Leonardo” e poco dopo con Papini e Prezzolini è tra i fondatori de “La Voce” e in seguito dell'altra rivista “Lacerba”, da cui diffonde i suoi scritti anche polemici di critica d'arte.
Come pittore, dopo un periodo dagli echi Nabis e Cezanniani nel 1913 aderisce al movimento futurista , continuando a frequentare entrambe le attività di letterato e di pittore. Tuttavia la sua adesione al Futurismo con dipinti più cubisti che dinamico-futuristi, dura poco e “Lacerba”, diventata la rivista del movimento futurista, ha vita breve.
Dopo i saggi di letteratura sperimentale nel 1920 anno della sua prima  mostra personale a Firenze, Soffici diventa il leader del “ritorno all'ordine” italiano. Intanto la sua pittura si afferma alla Biennale del '26 e in una mostra con Carrà alla Galleria Pesaro a Milano, presentandosi come il prototipo di un classicismo paesano collegato con il movimento di “Strapaese” di Maccari: una tendenza che aborre le novità delle avanguardie. Si succedono intanto sue mostre alle Biennali e alle Quadriennali mentre l'attività letteraria assume accenti autobiografici.
Vive isolato a Poggio a Caiano, scrivendo una autobiografia in quattro volumi dove ricostruisce gli anni delle esperienze giovanili. Nel '33 pubblica il volume Profitti e perdite dell'arte contemporanea persistendo sulle sue posizioni conservatrici, contrassegnate da un profondo “sciovinismo” culturale di vocazione toscana.


Augusta Monferini